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Sindacati in declino, voglio dire la mia.

Lo stato sociale, il mondo del lavoro, la struttura stessa dell'Italia va a ramengo. In tutti questi contesti piaccia o meno i sindacati hanno sempre svolto un ruolo di mitigazione delle tensioni sociali, da molti, da troppi anni le storiche organizzazioni sindacali sembrano diventate aziende piuttosto che organizzazione di lavoratori fatte dai lavoratori per i lavoratori. Hanno pensato più a tutelare i lavoratori dimenticandosi di tutelare anche il lavoro. Spesso ambigui, poco trasparenti, coinvolti in scandali (atac romano esempio lampante) continuano un declino imperante che porta chi lavora a non avere più alcun punto di riferimento. Le RSU vengono lasciate sole e spesso condizionate dalle sovrastanti strutture. Sopra tutto le modalità di lotta sindacale (VEDI SCIOPERO) non funzionano più, disaffezione, scoramento, mancanza di fiducia, una deriva pericolosa. Sopra tutto per un errore, secondo me L'ERRORE di TUTTI i sindacati. Cioè non essersi adeguati ai mutamenti sociali.

Per troppo tempo le organizzazioni sindacali non hanno considerato il lavoro diverso da quello dipendente. Invece ci sono ad oggi e non solo da oggi, tutta una serie di categorie che tutele non ne hanno. Parlo delle partite IVA, dei lavoratori domestici, dei liberi professionisti, dei precari. Sono o no anche loro lavoratori? Eppure i sindacati difficilmente se ne sono occupati, oramai stanno riducendo la loro azione ad un mero ufficio di CAF. Oggi più che mai c'è bisogno di sindacato, ma perchè accade che i sindacati si indeboliscono? Perchè i giovani non hanno affatto fiducia in loro? Quali sono le ragioni di tutto ciò?

Sicuramente uno dei fattori che più hanno inciso in questa crisi dei sindacati è stato lo spostamento fra domanda ed offerta che ha visto la contrattazione e la negoziazione delle condizioni di lavoro passare da una modalità collettiva ad una modalità personalistica delle condizioni di lavoro, vuoi per leggi di mercato globale, vuoi perchè c'è stata una vera e propria spinta a questa personalizzazione. Emblematico fu il fatto che viddè la Fiat in piena trattativa sindacale dare di sua sponte un aumento di 100 euro ai dipendenti esautorando di fatto il valore della trattativa sindacale. A questo aggiungiamoci il fatto che la concorrenzza tra lavoratori e per competenze e per condizioni lavorative si è spostata su fronti internazionali, porta alle attuali conseguenze. Ma non sono solo questi i fattori, c'è da dire che i sindacati con la loro azione a tratti dissennata hanno spaccato il tessuto sociale in due. Quelli che in teoria sono protetti (cioè gli occupati) e coloro che sono esclusi, cioè i disoccupati o peggio ancora gli inoccupati, non dimentichiamo che la stragrande maggioranza di questo pezzo di società sono giovani. A tutto ciò aggiungiamo le divisioni dei sindacati che sono sempre più politicizzati o meglio sarebbe dire, schierati e sottomessi al giogo partitocratico, ed ecco che un bel pezzo del problema viene fuori generando una più che comprensibile disaffezione verso di loro da parte della gente che oramai vede superata questa concezione ideologica delle maggiori organizzazioni sindacali ma, che preferirebbe di gran lunga vedere una vera tutela che sia trasversale rispetto ai partiti ma sia fortemente integrata nella politica che è cosa ben diversa.

Dall'altra parte c'è la politica dei partiti che evidentemente non crede più al dialogo con quelle che sono le parti sociali. Fondamentalmente per due motivi: 1) I Sindacati non hanno più potere contrattuale nei confronti degli esecutivi 2) ignorandoli la politica (o meglio sarebbe dire le forze politiche) hanno più ampi e liberi spazi di manovra evitando di dare credibilità politica ad organizzazioni che di fatto non ne hanno più. Da quì a raggiungere il passo della concertazione lo spazio è breve. Certo è che la concertazione potrebbe essere un valido strumento per dare ai governi uno spazio in aggiuntivo di manovra ma solo e soltanto se c'è condivisione tra sindacati (quindi i lavoratori), imprenditori e ovviamente il governo, per quel che riguarda obiettivi, vincoli ed aspettative, ma se la concertazione si limita all'esercizio di un potere di veto da parte dei sindacati di fatto viene esautorato quel contributo fattivo che i sindacati hanno dato in passato ed ho buona ragione di credere che potrebbero dare ancora oggi. 

D'altronde la responsabilità di quanto sta accadendo è tutta delle organizzazioni sindacali che da un lato si sono sganciate dalla realtà sociale e dal vissuto quotidiano che è poi il vero hummus che le tiene in vita, dall'altro non hanno saputo intercettare ed interpretare il loro ruolo di attore principale nella contrattazione che non poteva più essere ad esclusivo indirizzo nazionale. Le cosi dette larghe intese tra sindacati e governo sono state perecepite dai cittadini come commistione ed asservimento a chi sempre di più e con sempre maggiore incidenza veniva visto come reale responsabile delle sempre maggiori condizioni di disagio economico e quindi sociale che la società attraversava ed attraversa. Basti pensare agli aiuti di stato nella partecipazione statale e non, la tassazione su impresa e lavoro che è salita vertiginosamente arrivando a toccare livelli intollerabili, politche monetarie, investimenti pubblici e via via dicendo. Quindi se è vero come è vero che il potere decisionista dei governi Europei si riduce per far spazio a quel processo di integrazione Europea che purtroppo è lento, troppo lento nel suo divenire, ecco che il sindacato viene svuotato della sua ragione di essere, della sua specificità, in quanto la sua funzione si riduce sistematicamente per via di quanto sopra ho esposto. Ovviamente questo scenario si sta replicando nelle altre ragioni d'Europa, eccezzion fatta per i cugini d'oltralpe. Difatti i Francesi da sempre hanno uno spiccato senso di unità che li vede partecipare e compartecipare in scioperi ad oltranza fin tanto che non ottengono quel che vogliono. Almeno in linea di massima è così, anche se i problemi non mancano nemmeno per i nostri cari cugini. Non a caso i sindacati che si sono spesi sul terreno dell'assistenza ai lavoratori NEL MERCATO DEL LAVORO risentono in modo minore di questa crisi.

Ora se i sindacati vogliono continuare a vivacchiare rubandosi qualche iscritto in meno o in più, facciano pure, che si accomodino, sarà solamente il prolungamento di una lunga agonia che li vedrà scomparire arrecando un danno enorme a tutto il tessuto sociale. Se al contrario vogliono tornare a fare sindacato si mettano al passo dell'economia globale. Inizino a preoccuparsi di garantire sicurezza professionale ed economica, si preoccupino di garantire un assistenza intensiva e costante a chi ne ha bisogno. Compiano un salto quantico diventando lo strumento a disposizione dei lavoratori per scegliersi nella globalizzazione l'imprenditore che dispone di un migliore e più efficace piano industriale, al fine di valorizzarne competenze, professionalità e salario.

Al contrario se continueranno a mostrare sindacalisti che ad un certo punto operano il salto della quaglia e perseguono la carriera politica o lo stesso sindacato si fa Simil-Partito dove vogliono andare? La storia ci insegna che in Italia come in Europa molti sindacati si sono trasformati in partiti politici, ma qualcuno mi dica con quali risultati? Sbaglio o il movimento operaio diede vita al Partito Socialista? E la CGIL? non strinse rapporti strettissimi con PCI? Oserei dire che era anche normale, la contestualizzazione di quel tempo era la medesima sia per i partiti che per i sindacati. Cioè portare equilibrio tra impresa e lavoratore spostando l'asse monopolistico che vedeva svantaggiato il lavoratore a vantaggio dell'impresa, spesso e volentieri con salari da fame. Ad oggi le problematiche di ieri si ripropongono ma è la funzione ed il ruolo di quel sindacato che non è riproponibile in quanto manca  la sinergia di allora tra sindacato e partito ad esso vicino. Oggi il Sindacato deve essere trasversale alla politica partitica ed attiguo alla politica, solo se le forze sindacali capiscono che è arrivato il momento di ripartire dall'antico per affrontare il nuovo con spirito diverso, forse, potremmo rivedere tutelati i lavoratori. Un esempio ne è la carta dei diritti che la CGIL sta chiedendo di firmare, ma perchè è stata fatta solo ora? Oramai i buoi sono fuori dal recinto! allora l'arrabbiatura da lavoratore è la seguente

MA QUANTO CAZZO DORMITE? CHE GIOCO STATE GIOCANDO? Dio solo sa quanto oggi c'è bisogno di sindacato e voi state giocando a fare l'azienda che fa il verso agli organigrammi governativi? Siete diventati una specie di copia dei governi, sia in comportamenti, atteggiamenti, perfino nel modo di gestire i vostri stessi lavoratori ricorrendo a mobilità, licenziamenti, etc... In nome di quei valori, uguaglianza, solidarietà, equità, in nome e per conto di coloro che sono MORTI per rivendicare diritti, per le lacrime delle madri e dei padri di famiglia che lottano ogni giorno per vivere, per tutti i disoccupati disperati, per gli anziani, per i giovani, per gli immigrati, per il tessuto sociale che oramai sta letteralmente scomparendo, per la contrattazione sociale, per tutte quelle cose che sono state e sono importanti per il sindacato e per la vita di tutti noi. Tornate a fare il sindacato, tornate a fare i sindacalisti, tornate sui cantieri, nelle fabbriche, tornate tra la gente, con la gente e per la gente! Abbiate un respiro europeo ed europeista. SIATE SINDACATO CHE CAZZOOO!!!!!  SCHIENA! DRITTA!

 

 

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Giugno 2016 13:27
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