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Referendum 17 aprile Trivelle SI Trivelle NO

Buongiorno, ho deciso di scrivere questo articolo perchè quanto si legge in merito al controverso referendum del 17 aprile ha veramente del paradossale. Possibile che in questo paese la si debba sempre buttare in caciara dicendo tutto ed il contrario di tutto? Parlando con amici, conoscenti, colleghi, viene fuori che il referendum voglia mettere uno STOP alle trivellazioni in mare. Allora sia chiara una cosa NON E' COSI'! Stiamo votando una qualcosa di molto tecnico, stiamo parlando di concessioni! Cioè quell'autorizzazione a sfruttare giacimenti e per cui lo Stato percepisce dei soldi. Ma cerchiamo di andare con ordine e fare un minimo di chiarezza.

Tanto per cominciare sfatiamo subito il mito delle 12 miglia. Innanzitutto va chiarito che, contrariamente a quanto si crede, non sono coinvolte le nuove concessioni, bensì le sole concessioni marine già in essere. Per capire cosa prevede, si deve fare un passo indietro, al periodo 2010-2013, quando tre distinti decreti hanno ridotto drasticamente le aree marine aperte a nuove perforazioni, vietando nuove concessioni marine entro le 12 miglia dalla costa e dalle aree protette e aprendo un’unica nuova area nel mar Balearico, contigua ad analoghe aree spagnole e francesi. Nelle immagini quì sotto potete vedere come eravamo e come siamo.

zone marine aperte alle attività minerarie, prima del 2008 e dopo il 2013. Fonte: DGRME-MISE, Il Mare, edizione speciale del Bollettino Ufficiale delle Risorse e Degli Idrocarburi, Marzo 2015.

 

Tali divieti si applicano solo alle richieste di concessioni successive al 20/6/2010. Per tutte le concessioni richieste prima di questa data, è possibile ottenere proroghe alla loro scadenza sino a quando il giacimento non sia esaurito.E qui si inserisce il quesito referendario, , il cui significato si può riassumere così: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio? In pratica, se il quesito dovesse passare, alla scadenza delle concessioni nelle aree ora vietate, le piattaforme e i pozzi ancora attivi dovranno cessare le attività estrattive e la perforazione di nuovi pozzi. Questo cosa comporterebbe? in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all’altro rinunciando alla produzione di gas nazionale e petrolio. Teniamo conto che non possiamo sopperire a questa interruzione con le fonti rinnovabili.

E questo è un fatto! poco importa i bla bla bla quindi sia chiaro che non sto esprimento il mio personale parere in merito alla questione ma sto affrontando la cosa con spirito critico per cercare di capire cosa è meglio per la nostra Regione Europea che tutti chiamiamo Italia. Quindi, questo non è che bloccherà le trivellazioni in mare come molti vogliono far credere, ma trattasi di concessioni. Partiamo da un fatto acclarato, ad oggi l'energia prodotta attraverso fonti rinnovabili è del 17-19% del fabbisogno Italiano. Perchè? Per due motivi semplicissimi.

1) Attualmente non vi sono tecnologie abbastanza produttive e remunerative che possono essere applicate alla nostra confromazione geologica al punto di soddisfare l'intero fabbisogno e svincolarci dall'utilizzo di combustibili fossili.

2) L'Italia da 50 anni a questa parte non investe più in ricerca e sviluppo, questo ha comportato un arretratezza che ci vede costretti ad importare know-how dall'estero, con la terribile beffa di sapere che quella tecnologia che stai importando e pagando profumatamente è stata inventata, sviluppata e perfezzionata da Italiani che sono andati all'estero a lavorare perchè quì in Italia hanno detto no ad un posto di ricercatore, precario a 700 euro mese pregando che li paghino. Le “concessioni di coltivazione” sono licenziate per un minimo di 20 anni, con possibilità di ulteriori proroghe di 10 o 5 anni. Anche un paio d’anni prima che una concessione (o una sua proroga) scada, è possibile chiederne un’ulteriore proroga, il cui rilascio potrà avvenire anche dopo molti mesi dalla data di scadenza.

Per quanto riguarda le concessioni è bene sapere che:

A. Le concessioni oltre le 12 miglia, che non saranno toccate dal referendum. Su di esse insistono 43 piattaforme, di cui 31 eroganti, 9 non eroganti e 3 di supporto. Nel 2015 hanno prodotto 2,48 miliardi di metri cubi di gas, il 36% della produzione nazionale.

B. Le concessioni entro le 12 miglia, il cui permesso è già scaduto e di cui hanno già richiesto la proroga da mesi, se non da anni. Sono 9 concessioni in tutto, su cui insistono 39 piattaforme che nel 2015 hanno prodotto 622 milioni di metri cubi di gas, circa il 9% della produzione nazionale (1,1% dei consumi 2014). Queste concessioni, verosimilmente, saranno prorogate ancora una volta anche in caso di vittoria dei “si” al referendum, in quanto l’istanza di proroga è stata depositata quando era valida la vecchia normativa.

Non stò quì a incollarvi i dati ma se li volete leggere vi do i link:  D.C 1.AG 

Sono 17 concessioni presenti nelle 12 miglia, che nel 2015 hanno prodotto 1,21 miliardi di metri cubi di gas, circa il 17,6% della produzione nazionale (il 2,1% dei consumi 2014). Tra queste, 4 concessioni hanno permesso anche una produzione di petrolio pari a 500.000 tonnellate, circa il 9,1% della produzione nazionale (0,8% dei consumi 2014). Queste concessioni, nel caso vincano i “si” al referendum, non potranno essere prorogate.

Arrivando ad una conclusione dopo essermi scartabellato i dati si può concludere con un sunto piuttosto chiaro: La produzione Italiana è per il 34% a terra o in mare oltre le 12 miglia siamo al 36% La tempistica sarebbe dilatata negli anni sia tra le concessioni già scadute (che verranno rinnovate perchè la richiesta è stata fatta precedentemente al quesito referendario) e pesano all'incirca il 9% in termini di petrolio/prodotti.

Il tutto cuba un giro di spiccioli di 360 milioni di dollari per il gas e 180 milioni per il petrolio. un dato importante è relativo alla concessione che produce gas naturale e gasolina, per la precisione la D.C 1.AG, se interrompiamo questa con una vittoria del Si abbiamo una perdita significativa per l'Italia. Se fin quì ho illustrato alcuni dati che sembrano propendere per un NO è altresì vero che a parte la concessione citata statisticamente una vittoria del SI restituirebbe perdite produttive trascurabili in termini di produzione, in termini di impiego non lo so dire, ma non è questo il tema dell'articolo. E' altrettanto vero che non produrrebbe una variazione di prezzo nei mercati per il consumatore finale.  Per quello che riguarda il fattore inquinameno che viene sventolato da ogni parte non entro nel merito della polemica, vi dico solo che avendo avuto esperienza diretta MOLTI anni fa con questo tipo di lavoro, posso solo dirvi che difficilmente i disastri paventati e sventolati si verificano. Perchè? Ma è ovvio! Colui che estrae non ha alcun interesse a che il petrolio finisca in mare, ma vuole immagazzinarne ogni singola goccia in quanto la deve VENDERE!

Ma detto questo vediamo anche l'altra faccia della medaglia. Queste trivelle inquinano? SI certo che inquinano, non conosco un attività produttiva dell'uomo che non inquini. Greenpeace ha elencato sei motivi per cui votare Sì al referendum del 17 aprile 2016.

Il primo ha una valenza politica: secondo l’associazione Renzi ha voluto anticipare la consultazione in modo da ridurre i tempi della campagna elettorale e dare meno tempo ai cittadini per informarsi; andando a votare si darebbe un segnale che con questi escamotage non si può fermare la democrazia. Invece io mi sento di rispondere a GreenPeace, che invece per me voleva che il referendum fosse proposto contestualmente con le amministrative garantendosi così un maggior afflusso di votati sperando di raggiungere il quorum. E andiamo su!!! diciamole tutte!!!

Il secondo motivo è: quando si parla di trivelle in mare non è possibile escludere l’eventualità che accada un incidente: in un mare chiuso come è il nostro Mediterraneo, le conseguenze di un disastro petrolifero sarebbero molto gravi e praticamente irreversibili. Sono d'accordissimo, qualora accadesse nel nostro mare, che è di fatto un mare chiuso, sarebbe un disastro immane i cui costi di bonifica sarebbeero astronomici ed i danni per tutto l'ecosistema a solo pensarci mi fanno tremare i polsi

Il terzo punto a favore del Sì è rappresentato dal fatto che gli impianti che sono presenti sul mare italiano rappresentano un pericolo troppo grande per le coste (con effetti su pesca, fauna, turismo) rispetto alla bassa quantità e alla scarsa qualità di petrolio estratto. Insomma! le % che copriamo non sono poi così piccoline, per un paese come il nostro che è avido di energia in quanto problematico a produrne in modo eco sostenibile, credo che sia abbastanza prezioso, pur sognando personalmente l'indipendenza dalle risorse fossili.

Il quarto motivo per esprimere voto favorevole al referendum riguarda i petrolieri, gli unici che guadagnano dagli impianti offshore italiani: per poter estrarre l’oro nero, le compagnie petrolifere devono pagare delle royalties; per trivellare nei mari italiani si pagano i diritti più bassi del mondo (ovvero il 7% del valore di quanto viene estratto). Questo è verissimo, ma è un discorso che regge fino ad un certo punto, per il semplice fatto che credo sia normale che uno stato povero di risorse tenendo una tassazione bassa in un comparto favorisce gli investimenti.

La quinta ragione per cui votare Sì: bisogna evitare di far diventare il mare una sorta di far west delle compagnie petrolifere; la vera ricchezza dell’Italia non è il petrolio, ma la bellezza delle coste, fondamentali anche per la nostra storia e la nostra cultura. Concordo nel modo più assoluto sulla tutela delle coste e sulla nostra risorsa primaria intesa come bellezze naturali, storia e cultura. Ma parlare di far west mi sembra ridicolo, non siamo l'Arabia Saudita, non viene il mondo a pompare petrolio da noi, per il semplice fatto che NON C'E'!!!!

Infine con il sesto punto viene ricordato che continuare a trivellare i fondali del Mediterraneo non servirà a risolvere la dipendenza energetica da altri Paesi: le riserve di petrolio presenti nei mari italiani coprirebbero al massimo 7 o 8 settimane dei consumi nazionali, mentre per il gas si riuscirebbe a tiare avanti per sei mesi; ne vale la pena per così poco? Questo in termini di tempo non è vero, perchè così sarebbe se ci si approvigiona solo da risorse interne, ma non si può negare che queste diano un contributo a svincolare l'Italia dalla dipendenza energetica almeno pere una quota parte.

Allora che bisogna fare? Per quanto mi riguarda parte delle ragioni del NO sono giuste, parti delle ragioni del SI sono sacrosante. Accidenti cosa voto? Non lo so ci devo pensare, ma una cosa in testa mi frulla. Perchè le regioni non propongono subito un altro referendum dove chiedono ai cittadini di far impegnare lo stato centrale in un piano energetico serio che preveda ricerca e sviluppo con investimenti pesanti con l'obiettivo di svincolare il paese dalla dipendenza energetica e quindi dai combustibili fossili? Questo si che sarebbe sensato, magari ci metteremo qualche anno per vedere i risultati ma avremmo una speranza. Così sinceramente non vedo alternative, perchè si parla di concessioni ma non mi viene proposta nessuna alternativa. Quindi? Che cosa uso per far si che le famiglie possano accendere le lampadine, la lavatrice etc..? Nulla di nuovo sotto il sole. E' l'atteggiamento che deve cambiare, dobbiamo porci e proporci verso il futuro affrontandone le sfide, quella energetica in primis. Altrimenti staremo sempre quì a disquisire di argomenti validi ma non risolutivi.

 

 

Ultima modifica ilMartedì, 05 Aprile 2016 15:43
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